MONDOLFO, GIUNTA SENZA DONNE: L’OPPOSIZIONE PRESENTA RICORSO AL TAR
4 agosto 2011 at 08:55 2 commenti
DOPO IL CASO DI ROMA ANCHE QUELLO DI MONDOLFO FINISCE AL TAR
Dopo il clamore suscitato a livello nazionale dalla sentenza che ha riguardato la Giunta del Comune di Roma anche il caso di Mondolfo finisce al TAR. Ieri i consiglieri comunali della lista civica “Per Cambiare” (Nicola Barbieri, Francesco Bassotti, De Angelis Tonino ed il Capogruppo Carlo Diotallevi) con il patrocinio dell’Avv. Cristian Piccioli, anch’egli Consigliere Comunale della lista civica, hanno infatti depositato al TAR di Ancona il ricorso contro il provvedimento del Sindaco Cavallo con il quale veniva nominata la Giunta Comunale senza prevedere la presenza di almeno un Assessore donna, un fatto, questo, molto grave in quanto in palese violazione sia dello Statuto comunale (art .31) che del principio di pari opportunità sancito dalla Costituzione Italiana ( art. 51). Il nostro Statuto infatti all’art 31 comma 3° afferma in modo inequivocabile che: “la Giunta è composta da 5 Assessori assicurando la presenza di entrambi i sessi” e questo a prescindere dal fatto che in Consiglio Comunale siano state elette delle donne, tanto che il comma successivo recita e si preoccupa di stabilire che: “…gli Assessori possono essere nominati anche al di fuori del Consiglio Comunale…” . Oltretutto, se anche Cavallo non volesse ricorrere alla nomina di un assessore esterno al Consiglio Comunale, per non venir meno (come lui ha detto) al rispetto della volontà popolare, sarebbe sufficiente che facesse dimettere dalla carica di Consigliere Comunale uno degli Assessori: in questo modo entrerebbe in Consiglio il primo dei non eletti che è proprio una donna, Giovanna Berluti, che potrebbe quindi essere nominata Assessore. Le leggi e le possibilità quindi ci sono eccome, ma la verità è che Cavallo, già in palese difficoltà nell’assegnazione di alcuni assessorati e delle relative deleghe, non ha voluto nominare una donna perché questo avrebbe scombinato tutti i piani e gli accordi preelettorali tra i partiti. Il principio di pari opportunità, tanto caro a parole al Sindaco e alla sua lista, va secondo noi invece difeso e tutelato in ogni sede ecco perché abbiamo presentato il ricorso al TAR contro questa decisione assurda e discriminatoria assunta dal Sindaco Cavallo al quale ricordiamo quanto giustamente affermato dal responsabile regionale del suo partito, PD, in occasione della sentenza del Tar di Roma che ha annullato la Giunta del Comune di Roma per scarsa rappresentatività del gentile sesso: “C’è stata una violazione dello statuto comunale, c’è stato un deficit di democrazia sulla rappresentanza di genere, c’è la legittimità da parte dei normali cittadini di chiedere alla politica di rispettare le regole. È una vittoria della democrazia in un paese dove troppo spesso diritti fondamentali sanciti dalla legge sono calpestati. Il rispetto della rappresentanza di genere e’ un elemento fondante della democrazia” a Roma come a Mondolfo.
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1.
Gianni | 4 agosto 2011 alle 09:34
Ditelo a Ucchielli (campione di ipocrisia) che imparasse a guardare gli scempi in casa propria prima di puntare sempre il dito verso gli altri.
2.
ger | 27 agosto 2011 alle 16:44
Bene bene…
Con rammarico noto che il cavallo ha messo in atto una nuova tattica. Infatti, attualmente, le storielle le racconta solo sui giornali,dove il cittadino non può replicare, e non le riporta più su oltrefano e viverefano (almeno fino a questo momento), sui quali il cittadino informato avrebbe la possibilità di evidenziare quanto ridicole siano certe affermazioni.
Al contempo oltrefano e viverefano sono tempestate da “birra a palla”…
Ma si sa, oggi l’importante è “bere”, soprattutto quando la promozione della bevuta la fa il campetti, nominato “neo-segretario del cavallo”… Ma “bere” significa “berle tutte” ?
Torniano all’argomento della giunta, perchè leggendo l’articolo uscito sul corriere adriatico di oggi, ho impiegato parecchi minuti a capire se era meglio ridere o piangere.
In pratica il cavallo si sentirebbe rassicurato dal prefetto (serebbe cosa buona e giusta leggere per intero quella missiva, non vorrei mai che il cavallo si comportasse come in certi consigli comunali…) dichiarando la legittimità della sua giunta in base al fatto che l’art. 31 dello statuto comunale vorrebbe che condizione necessaria per assicurare la presenza di donne in giunta sia la loro elezione in consiglio.
Visto che questo statuto è online, allora è meglio andare a leggerlo (art. 31)
http://www.comune.mondolfo.pu.it/fileadmin/grpmnt/5519/1_settore_documenti/statuto_e_regolamenti/statuto.pdf
Si vedrà chiaramente che la condizione appena detta non esiste affatto. Anzi, l’assessorato esterno è proprio per favorire questi casi.
Ma allora, visto che il cavallo vuole fare il sapiente democratico, senza bisogno di ricordargli la fresca decisione del Tar di Roma o di altri casi, vorrei sottoporgli il caso della provincia di Isernia alle ultime elezioni (2009).
- Nessuna donna era stata eletta in Consiglio (come nel nostro Comune)
- lo Statuto provinciale di Isernia “si limita ad affermare che negli organi collegiali va garantita la pari opportunità”, ma “non impone un vincolo assoluto e inderogabile per la presenza in giunta di entrambi i sessi” (quindi è anche meno “preciso” del nostro Statuto comunale, il quale “assicura la presenza di entrambi i sessi”).
- Anche il mazzuto (presidente della provincia di Isernia), come il cavallo, si arrampicava sugli specchi, affermando che desiderava donne in giunta, ma che “nominare assessori non consiglieri (come prevede la legge) metterebbe in pericolo niente di meno che “la democrazia rappresentativa che proprio la Costituzione pone a fondamento del governo locale” ”
Ebbene, sapete come è finita?
E’ finita al Tar ed al Consiglio di Stato, e questo è il risultato:
http://futuromolise.net/politica/provincia-isernia/421-nominata-la-nuova-giunta-della-provincia-di-isernia.html
Non sarà, per caso, che il cavallo si rifà tanto alla democrazia, ma la applica a suo piacimento? Un solo esempio:
http://sfoglia.corriereadriatico.it/Articolo?aId=1194175
E’ democratico, da parte del cavallo, assumere direttamente chi vuole lui, formalmente secondo una “posizione” che non potrebbe avere per mancanza di requisiti, ma “risolvendo il tutto” dicendo che quel collaboratore, in realtà, si occupa di altro ???
Solo per curiosità: quel collaboratore porta lo stesso cognome di un fresco assessore del cavallo ?
Sarebbe meglio che il cavallo pensasse bene a quello che dice e che fa …